Davide Rampello (Giornalista e scrittore)

IL PARCO DEL GRIFONE

Non mi piace lo sport, non vado a cavallo e non gioco a tennis. 
Eppure amo il Parco del Grifone.

Lo amo perché è anche natura, buona cucina, libertà.

Ecco, mi piace pensare al Parco del Grifone proprio come al Parco della libertà, il luogo dove ognuno può dedicarsi alle attività che preferisce, seguendo le proprie inclinazioni, dando vita ai propri desideri, realizzando i propri sogni.

Mi piace sapere che c’è un posto che può essere vissuto in maniera diversa da ciascuno di noi. Un luogo a misura di famiglia, capace di parlare agli uomini come alle donne, ai bambini come agli anziani.

Passeggiando lungo il viale del Parco, immerso nella struggente e acerba bellezza della campagna lombarda, accompagnato dalle sonorità sommerse dell’acqua che scorre tutt’intorno a me, penso al perfetto equilibrio che si è realizzato nel Parco del Grifone.

Come in una sceneggiatura ben scritta, anche qui ogni elemento si inserisce armonicamente in un disegno più generale. Mi tornano in mente le parole di Calvino e le sue lezioni americane.

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità. Cinque valori universali da portare nel nuovo millennio, cinque ingredienti fondamentali per costruire un’opera d’arte. Mi diverto a cercare nel Parco del Grifone una realizzazione di questi valori e non mi sorprende constatare che sono in qualche modo presenti tutti.

Innanzitutto la leggerezza, l’arte della sottrazione. Pur nella varietà delle attività, nella ricchezza del programma e nella vastità del progetto architettonico, c’è uno stile comune che governa il Parco del Grifone, una sobrietà che parla di leggerezza. Qui tutto è essenziale, asciutto, arioso. Qui c’è tanto spazio e mentre la mente riposa, l’occhio corre veloce.

Poi la rapidità, l’arte della sorpresa. Quel che colpisce in questo Parco è proprio la rapidità dei passaggi, la varietà degli scenari, la molteplicità delle attività. Dal tennis al nuoto, dal giardinaggio all’equitazione, ogni angolo di questo luogo straordinario presenta qualcosa da fare. Anche a far niente che è forse la più dolce tra le cose da fare.

L’esattezza, l’arte della precisione. Nel Parco del Grifone niente è casuale. Una regia attenta ha organizzato gli spazi e le attività in modo perfetto.

Come dice Musli nell’Uomo senza qualità, esistono problemi che non accettano una soluzione unica, ma tante soluzioni singole che combinate tra loro si avvicinano a quella generale. Il Parco del Grifone è proprio questo, uno splendido quadro la cui bellezza complessiva nasce direttamente dalla bellezza delle singole pennellate che lo compongono.

Visibilità, l’arte dell’immaginazione. Il Parco del Grifone è un crogiolo di immagini. Simbolo, metafore, idee visive che si materializzano davanti ai nostri occhi. L’acqua, la terra, i cavalli, gli alberi, gli uccelli, i fiori, il cibo. Nel Parco del Grifone ci si può davvero esercitare a stimolare quella facoltà tipicamente umana di vedere a occhi chiusi, di pensare per immagini.

Infine la molteplicità, l’arte della complessità. Il Parco del Grifone fa pensare a un’opera enciclopedica. La varietà e la vastità delle offerte ricorda proprio l’enciclopedia illuminista riproposta però in una chiave del tutto moderna, quella cioè di un’opera aperta, in corso di costante aggiornamento. Il Parco del Grifone è un contenitore di idee in costante trasformazione.

Qui niente è statico e immutabile, tutto è pervaso da una energia creativa che trasforma le idee in realizzazioni, i problemi in soluzioni.

Dovrei tornare in ufficio ma non ne ho voglia. Mi siedo sotto un pioppo, socchiudo gli occhi e penso alla qualità della vita.

Ai sogni che diventano realtà, alla realtà che divent…zzz.

 

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